Figure del desiderio. Retorica, temi, immagini
CALLS



“Desiderio” è parola fondamentale nella letteratura, nella riflessione estetica e filosofica e, ovviamente, nella psicoanalisi. Eppure la condizione contemporanea secondo molti è caratterizzata proprio dall’estinzione del desiderio. Quanto più la società occidentale sembra mettere a disposizione di tutti possibilità illimitate di godimento, tanto più l’essenza stessa del desiderio (tensione destinata a non risolversi mai, confronto ineludibile con il limite e con la legge) rischia di smarrirsi, confondendosi con un edonismo vuoto, ferocemente e inutilmente compulsivo: «la parola desiderio contiene in sé lo scandalo di una insoddisfazione perennemente rinnovata; non ha nulla a che vedere con il godimento autistico. Il godimento che non dissipa la vita ma la rende vivibile è il godimento che conosce il limite […] Non si può avere tutto, godere di tutto, sapere tutto, essere tutto. Senza questo desiderio esiste solo consumo freddo senza soddisfazione reale» (Massimo Recalcati).

SEZIONE I
Coordinamento: Tilli Bertoni e Chiara Lombardi

 


Retoriche del desiderio: dire l’indicibile
Formazione di compromesso, campo di forze divergenti e oppositive, la creazione artistica dà spazio a tutti i vari orientamenti del desiderio (erotico, di potere, di morte, dell’alterità, spontaneo, mediato, rimosso), e anche al suo indebolimento, al suo naufragio in una disponibilità indifferenziata o nell’abbandono all’immediatezza del presente, attraverso molteplici soluzioni formali e compositive.
Alla luce di riferimenti che vanno da Freud a Lacan – e richiamandosi agli approcci critici di taglio psicoanalitico proposti da Lavagetto, Orlando, Paduano – la sezione si propone di indagare le manifestazioni nell’arte di vocazioni “indicibili” perché incompatibili con l’ordine vigente, o perché intrinsecamente in conflitto con ogni ordine concettuale, con particolare riferimento: al linguaggio figurale, veicolo di pulsioni e passioni represse bandite dalle leggi morali, dalla normativa sociale, e dalle convenzionali forme di comunicazione (a seconda dei casi inconsce, consce ma non accettate, accettate ma non autorizzate); alle smagliature degli intrecci e alle incoerenze e contraddizioni dei discorsi, che in molti testi aprono indizi su tensioni latenti, potenziali o soffocate, comunque alternative a quelle dominanti; ai significati impliciti che corrodono o ribaltano quelli messi in evidenza.
Si potranno prendere in considerazione filoni e logiche diversi: i conflitti tra morale esplicita e sensi sottaciuti (affidati alle strategie retoriche o alle istanze dell’immedesimazione e delle emozioni) nei generi tradizionali, ancora vincolati a una concezione dell’arte morale e precettistica, come la novellistica o la tragedia; le interferenze e le dissonanze tra punti di vista e livelli espressivi differenti nel romanzo e nel dramma moderno; la complessità del rapporto tra i piani verbali, visivi, musicali, nell’opera lirica, nel cinema, nelle messinscene teatrali. 


Sezione II
Coordinamento: Mario Domenichelli, Maria Teresa Giaveri, Alberto Destro 


Desiderio come tema
Desiderio, a partire dal suo etimo latino (de-siderare) indica la mancanza e la separazione che segna in due miti chiave del tema nel Simposio platonico: gli androgini della storia raccontata da Aristofane, gli esseri perfetti divisi in due dall’invidia degli dei e che dunque cercano di ritrovare ciò che gli manca per ricostituire l’unità, la perfezione perduta, e Amore e Psyche nella favola di Diotima, ancora una storia di perdita dalla quale si origina un movimento di tensione, e di perpetua ricerca del perduto, e della perduta bellezza. In entrambi i casi si tratta di miti di destino che segnano con forza l’intero percorso della letteratura occidentale come percorso del desiderio con una insanabile frattura, e una duplicità. Tensione verso il futuro, e verso il passato al tempo stesso mixing memory and desire (T.S. Eliot), il desiderio è mancanza di ciò che è stato, privazione, e tensione della volizione verso l’acquisto e il possesso. Il desiderio è affascinato dal vuoto, dallo spazio vuoto in cui si articola la sua traiettoria fatale, e fatata come spesso capita nelle storie coloniali (Conrad, Heart of Darkness), ma anche in quel vero e proprio paradigma del Moderno che è Le Voyage di Baudelaire. Desiderio e volontà, desiderio e necessità, desiderio e bisogno sono alcuni dei rapporti concettuali attraverso cui si definisce ciò che il desiderio è, come nostalgia e brama, anelito verso il futuro e ritorno, voglia di mutamento e di un’altra vita, e però anche desiderio di stabilità e di preservazione. Il desiderio è certamente legato a Eros, e alla gioia, alla jouissance, o meglio alla tensione verso la stessa, poiché spesso il desiderio articola il suo percorso attraverso feticci, sostituzioni di ciò che sempre manca e che, nella mancanza, sublima la pulsione come capita nell’amar da lontano della filosofia d’amore provenzale, o nella poesia stilnovista, così come nella storia di Tristano e Isotta e della fortuna di quella storia non solo nell’Ottocento. Ma il desiderio è anche desiderio di fama, gloria, di immortalità, di conoscenza, di potere, di ricchezza, di promozione sociale. Esso si distingue dal bisogno che tace una volta soddisfatto mentre la traiettoria del desiderio non ha fine. Il desiderio è rivoluzionario e si perde nell’utopia, è conservatore e ritorna indefinitamente a un mondo sempre perduto, è tensione verso l’alto (lo Streben del Faust goethiano), e dunque via all’ascesi del santo, ma nel desiderio senza nome mai placato e confuso col bisogno si perde il libertino. Il desiderio è ciò che Lacan chiamava La volizione dell’inconscio, ed è anche, dunque, lo strumento del manifestarsi del Wille schopenhaueriano, è il Désir mimetique di René Girard, è la richiesta di utopia di cui parla Jameson, il desiderio, e la necessità di controllo sullo stesso, è ciò che spesso articola il romanzo di formazione. Il desiderio appartiene interamente al corpo (certo la macchina desiderante di cui dicono Deleuze e Guattari ne l’Anti-Œdipe) eppure lo trascende. Il desiderio infine è l’attrazione del vuoto, la pulsione all’esplorazione e alla conquista, si compone di nostalgia e anelito al tempo stesso, è brama di nuovo, e ritorno al perduto nella spinta verso il vuoto, la beatitudine e l’orrore. 


Sezione III
Coordinamento: Massimo Fusillo e Gian Piero Piretto


Dinamiche della seduzione: modelli, immagini, feticci
Proprio perché intrinsecamente inappagabile e infinito, il desiderio viene continuamente alimentato da innumerevoli meccanismi retorici. Se la teoria di René Girard ci ha insegnato che è sempre triangolare, ed è determinato da modelli esterni o interiorizzati, la cultura contemporanea ci mostra in modo lampante il ruolo fondamentale che l’immagine gioca nella sua costruzione culturale. Tutto ciò ci porta inevitabilmente a parlare di una forma peculiare di mediazione, il feticcio, che oggi non può più essere considerato un semplice sostituto simbolico di una pienezza perduta, ma diventa un meccanismo creativo con cui si elabora il desiderio, proiettandolo verso il mondo inanimato delle cose.
Attenzione sarà dedicata anche alle teorie dello sguardo (Gaze Theory), femminile, maschile, queer, matrixial, imperiale, post-coloniale ecc., come veicolo del desiderio e medium per la seduzione. Sguardo umano, meccanico, elettronico, cyber e le relazioni di potere che conseguono alla pratica di esplicitare il desiderio (o respingerlo, assecondarlo, stimolarlo ecc.) investendo nel gioco visivo di occhiate condivise, rubate, ricusate.
Questo seminario esplorerà dunque l’intersezione fra desiderio e seduzione, un tema quest’ultimo che ha ispirato innumerevoli riflessioni filosofiche e teoriche, e che intenderemo come una strategia retorica con cui si fa esplodere il represso, scardinando la fissità dei ruoli sociali e sessuali. Si potranno accogliere quindi, oltre a lavori tematici su questi nuclei fondamentali, contributi che facciano interagire la letteratura con le mille forme della cultura visuale (cinema, pubblicità, moda), e con le molteplici espressioni della vita materiale e quotidiana.


Coloro che sono interessati a partecipare possono inviare un breve abstract dell’intervento che intendono proporre (dalle 300 alle 600 parole) al seguente indirizzo mail: marina.polacco {at} virgilio(.)it; l’abstract deve essere accompagnato da un breve curriculum (100 parole circa), in cui deve essere specificato il ruolo lavorativo ricoperto.
Il termine per l’invio delle proposte è il 15 settembre 2012. Entro settembre 2012 verrà comunicato via mail l’esito della valutazione delle proposte stesse.
Coloro le cui proposte saranno accettate dovranno inviare una redazione estesa del loro intervento entro il 30 novembre 2012, sempre allo stesso indirizzo mail. I testi verranno resi disponibili sul sito web del convegno. Durante il convegno i testi verranno brevemente presentati dai/lle partecipanti e discussi pubblicamente.
Si ricorda che, data la natura specifica dell’Associazione, è auspicabile che gli interventi proposti abbiano un taglio teorico e/o comparatistico.

Comitato scientifico:
 Massimo Fusillo, Chiara Lombardi, Clotilde Bertoni, Mario Domenichelli,
 Marina Giaveri, Gian Piero Piretto, Marina Polacco, Arrigo Stara, Sergio Zatti, Stefano Brugnolo.
 Coordinamento organizzativo: 
Marina Polacco.